Victoria

Bye bye quarta parete

Non fidatevi di James Cameron. James Cameron è un bugiardo. Ve lo dico veramente, non fidatevi di lui, non fidatevi del suo cinema, non fidatevi delle sue idee. Mi raccomando, non fidatevi di James Cameron. Colui che ha “rivoluzionato” il cinema con quell’immondizia cosmica che intitoló Avatar non è degno della vostra fiducia, del vostro buon cuore. Il grande ritorno del 3D al cinema, una lurida bugia che come sempre abbiamo diligentemente accettato. Tutti con gli occhialetti perchè c’era piú profondità, c’era la sensazione di essere in mezzo al film, di essere praticamente i protagonisti della storia. I colori più vivi, le forme più definite…bullshit! Fidatevi di Sebastian Schipper, fidatevi di questo tedesco classe ’68 che, sicuramente senza volere, ha fatto il piú bel film in 3D degli ultimi anni. O forse sto solo blaterando. Non so, fate quello che vi pare, ma fidatevi del cinema artigiano.

cine-victoria

Victoria è una giovane ragazza di Madrid che vive e lavora in Germania, a Berlino. Vive nella capitale tedesca da almeno 3 mesi e fa la cameriera in una caffetteria. Stanca del carattere chiuso dei tedeschi una sera decide di andare a ballare e conoscere gente, fare amicizia. Il destino la farà incrociare con quattro ragazzi (Sonne, Boxer, Blinker e Fuss) e questo cambierà, per sempre, la sua vita.

Il lavoro degli attori è impressionante, soprattutto quello della catalana Laia Costa che, non a caso, ha vinto il Lola come migliore attrice 2015. Un premio che, per la prima volta nella storia, è caduto in mani non tedesche, cosa che rende chiara l’idea di quanto difficile possa essere vincere un premio del genere e che, quindi, mette ancora più in luce la fantastica performance dell’attrice. Il suo lavoro accurato per creare il personaggio di Victoria che cammina in equilibrio tra il naïf dell’innocenza perduta, la ricerca di un’avventura d’una giovinezza sprecata e il background personale di una ragazza sicuramente infelice, sola e ferita, è incredibile.

La cosa più difficile è che ci dimostra tutto questo in un solo piano sequenza, ci fa capire il suo personaggio in tempo reale, ci fa conoscere la sua vita e i suoi desideri in solo 2 ore e 20 minuti. Senza elissi temporali, senza flashback, senza narratore onniscente. Lei da sola nella notte di Berlino.

Il film diventa, grazie all’energia della regia e all’intenso lavoro degli attori, una vera e propria esperienza fisica; capace non tanto di rompere la quarta parete ma bensì di introdurre direttamente lo spettatore nella vicenda e di farlo partecipe delle vicissitudini dei 5 protagonisti. Siamo di fronte a una nuova forma di fare cinema, un 3D che non è 3D ma che sicuramente risulta più avvolgente di qualsiasi altra pellicola accompagnata dalla didascalia “in vero 3D”. Schipper ci regala un posto in prima fila non solo per diventare testimoni dell’azione ma anche per farci diventare parte attiva di questo adrenalinico piano sequenza.

È vero che il film ha un grande problema di credibilità e le decisioni dei personaggi non sono verosimili. L’argomento è fin troppo fragile ma non per questo insufficiente. La fisicità del film e l’adrenalina dell’esperienza mettono in secondo piano la sceneggiatura. I protagonisti diventano i nostri compagni e quello che succede, per quanto improbabile, è assolutamente coinvolgente e, alla fine della visione, ci scopriamo stanchi, quasi esausti. Una vera montagna russa che inizia come una commedia romantica, segue (dal fantastico spartiacque della scena del pianoforte) a thriller d’azione per continuare come un dramma criminale. Un film dai colori scuri, esagerato, tecnicamente impeccabile e consapevole del suo enorme potenziale.

Andate a ballare techno a Berlino e non fatevi spaventare da quello che può succedere; in fondo, è solo un film, un’incredibile film in 3 dimensioni.

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *