The Nao of Brown

La bellezza non basta

Un oggetto da collezione che non può mancare tra gli scaffali dei buongustai dell’edizione letteraria. Glyn Dillon, fratello piccolo del celebre Steve Dillon (Preacher, Hellblazer, Punisher), si scopre un magnifico artista.

I disegni sono realisti e curati, con linee chiare e pulite. L’uso dell’acquarello e della matita aiutano a creare l’impressione di stare leggendo qualcosa di soffice, di delicato.

Di effimero. Quindi, se da una parte sia l’edizione che il disegno siano degni di tutti gli elogi, la sceneggiatura e la storia principale faticano un po’ troppo.

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La storia che ci spiega (che si intercala con una storia secondaria che a tratti ricorda Moebius e a tratti Miyazaki) è l’evoluzione vitale di Nao, che, trovato l’uomo della sua vita e attraverso il buddismo e l’arte, riuscirà (o no) a superare e a saper domare i suoi pensieri.

Risulta complicato creare empatia con la protagonista e i personaggi secondari, anche se simpatici e carismatici non aiutano in tutto questo.

Un frammento di vita della protagonista che cambierà per sempre la sua vita ma che, sicuramente, non farà lo stesso con la mia.

Forse il ‘problema’ è la protagonista, interessa ben poco quale sarà il suo destino e il suo destino, in fondo in fondo, non è degno di tale bellezza artistica.

Un fumetto a volte troppo ‘arty’ e di conseguenza troppo freddo e vuoto per la storia che vuole trasmettere. Una delizia estetica che non raggiunge il livello di capolavoro ma che comunque è un’interessante approccio a un mondo difficile e poco conosciuto.

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