Il terzino fluidificante

Faccio la doccia con le mutande. Di fianco a me altri 4 fanno la doccia con le mutande e 3 la fanno completamente nudi. Siamo in 8 perché ci sono 8 docce. L’acqua calda fa crescere il vapore nello spogliatoio e il capitano fa il finto triste perchè abbiamo perso 4-0 nella partitella d’allenamento, ha fatto 2 autogol, ma in realtà non gliene puó fregare di meno.

Di lá c’è qualcuno che la doccia l’ha già fatta e qualcuno che aspetta. Addirittura ce n’è uno che, in accappatoio, si asciuga i capelli con il fon. Il fon è suo e non lo presta mai, “col cazzo che ti presto il fon”. Uno fa finta di stuprare a un altro con il semplice gesto di avvicinarsi da dietro e muovere il bacino avanti e indietro mentre esagera un’espressione di goduria, “ahhh! Ahhh!”.

Io ho lo shampoo antiforfora e il deodorante roll-on perchè quello a spray te lo rubano quasi sempre. Le ciabatte infradito sono il 90%, il 10% più nostalgico è quello del ciabattone con le strisce orizzontali, quasi sempre bianche e blu. Di fuori, il mister, circondato dai dirigenti, sbraccia e gesticola violentemente, sicuramente sta urlando.

Fa una scenata cosí ogni settimana che perde. Compratemi quello, acquistate quell’altro, siamo una squadra di merda, se non c’ero io questa squadretta di checche era già retrocessa, con queste merde che mi ritrovo dovete solo ringraziarmi, allo stadio vengono le tre fidanzate e Toni il matto, io vado via, ve lo giuro che prendo e parto.

Lo stesso discorso, da almeno 3 stagioni, lo stesso discorso. Poi, come sempre, metà classifica, cenone con costarelle di maiale, piadina e birra e buon’estate e fino all’anno prossimo. Di fianco a me, anche lui con le mutande, c’è Pippo (Filippo all’anagrafe e Pippa tra i compagni).

Fa l’ala sinistra e rientra sempre sul destro per tirare a giro, tira sempre in curva. Ha fatto un goal quest’anno, contro il Real Monticchio e l’ha festeggiato con le mani sulle orecchie (tipo Riquelme) per sentire i tifosi, allo stadio c’erano si e no 14 persone.

Pippa ha i parastinchi customizzati: su quello destro c’è scritto WLF con la W rossa, la L bianca e la F verde, sì, sì, in quest’ordine. Un tricolore ignorantemente all’incontrario.

Pippa è di destra perchè vengono gli stranieri e ci prendono il lavoro e all’ospedale li trattano meglio e alla scuola nido son tutti negri. Il parastinchi sinistro invece è decorato con un tribale e la scritta SAMANTHA TI AMO sopra, in corsivo. Samantha è la sua fidanzata. Pippa va a puttane al Blue Moon ogni sabato sera con Rigo e Mimmo (il centrale sinistro e il mediano panchinaro).

Il giovedì facciamo l’aperitivo al Bar dello Sport, le Moretti e i salatini, gli Spritz e i risottini. Non ci vado quasi mai. Lello urla una bestemmia perchè Feltro gli ha fatto lo scherzetto: mentre si lavava i capelli ha girato il rubinetto sull’acqua fredda. Freddy e Gennaro vanno a giocare a stecche questa sera.

Saluto con un “ciao, coglioni, a domani!” e vado verso la macchina.

Stasera c’è la nebbia. Sono le 21:30 e non ho ancora cenato. Salgo in macchina (ho un Opel Corsa bianco con la radio smontabile, cosí non me la rubano) e vado verso casa, in 10 minuti arrivo. Sicuramente nonna mi ha lasciato un pò di pasta col pomodoro e una fetta di dolce.

La nebbia è spessa, non si vede un tubo, assolutamente niente. Sembra di essere in mezzo a una nuvola, una nuvola scura e per niente soffice. Una nuvola fredda e stronza, non quelle che sembrano cotone e che accarezzano le cicogne e i loro fardelli, no, una nuvola cattiva. Se avesse gli occhi gli avrebbe rossi.

Guido piano con i fendinebbia accesi e intanto suona la canzone 17 del CD che ho masterizzato ieri l’altro, un mix di canzoni, cosí, un pò a culo. La numero 17 è “Un Sabato Italiano” di Sergio Caputo del quale conosco solo questa, però è bella dai. In mezzo al cotone nero della nebbia di notte, di colpo, appaiono piccoli flash, lampeggi di colore rosso, blu e giallo.

Le sirene della polizia e dell’ambulanza proteggono una macchina capovolta e un poliziotto dirige il traffico e ci fa fermare sulla destra per fare passare le macchine che vengono da sinistra.

La canzone numero 18 é “Tive razao” di Seu Jorge, un brasiliano che conosco perché canta qualche canzone di “Life Aquatic” di Wes Anderson, dove fa anche l’attore. Mi sta simpatico.

L’agente del traffico ci fa un segnale, è il nostro turno, possiamo passare. Metto la prima mentre inizia la canzone 19: l’Overture de La Traviata. A passo di tartaruga passiamo di fianco all’auto capovolta, le luci delle sirene ci illuminano il viso intermittentemente, non posso non guardare a destra, giusto uno sguardo veloce, la curiosità è umana.

Giro un secondo la testa e guardo l’auto distrutta, per terra il corpo esangue di un ragazzo e la sensazione gelida che qualcosa non va.

Devo riguardare e aprire bene gli occhi per guardare di nuovo la scena. Per terra, tra le lamiere e i vetri rotti, c’è un ragazzo morto. Le gambe iniziano a tremare, non riesco a coordinare i piedi e la macchina si spegne proprio lì davanti.

Un freddo malsano percorre il mio corpo dalla punta dei piedi, su per la schiena e fino alle unghie delle mani, apro gli occhi come mai ho fatto prima, per terra, tra le lamiere e i vetri rotti, ci sono io.

Un vigile mi urla da fuori, “circolare, cazzo, circolare!!”, mi sveglio di colpo come in preda a un’allucinazione tremenda.

Riaccendo l’auto, chiedo scusa al poliziotto, sto sudando freddo e sono costretto a guardare per l’ennesima volta alla mia destra: non c’è dubbio, il ragazzo morto nell’incidente, tra le lamiere e i vetri rotti di un’opel corsa bianca, sono io. Inizia a farmi male lo stomaco, una violenta sensazione mi opprime lo stomaco, mi toglie il respiro e mi provoca un conato di vomito. Passo la zona dell’incidente, mi accosto e prima di svenire vomito sul ciglio della strada.

Mi risveglio con l’acido in bocca, una sensazione di freddo estrema e le mani sudate e ghiacciate. Sto malissimo e sono solo, accostato in una strada buia illuminata a tratti dalle mie quattro frecce intermittenti. Hanno ripulito la strada, non c’è più l’auto rovesciata dietro di me e i vigili sono spariti. Di colpo una sete tremenda. Mi scolo la bottiglietta d’acqua frizzante che non lo è più.

Riaccendo la macchina e il cd riiniza a suonare. Claudio Baglioni canta “Signora Lia”. Metto la prima e vado verso casa. Ho detto Claudio Baglioni? Ma che diavolo…? Estraggo il cd, una compilation del cantautore romano del 2003. Ma chi cazzo l’ha comprato? Solo in questo momento mi accorgo che la macchina che sto guidando non è la mia. Sul volante il logo dell’Opel è stato cambiato per quello della BMW e gli interni sono in pelle, profuma anche abbastanza bene.

Lo stomaco riparte a fare brutti scherzi e il cuore si stringe come preso dentro al pugno serrato di Luke Cage. Mi gira la testa, mi accosto per l’ennesima volta, apro la porta della mia nuova BMW e vomito il vuoto sull’asfalto umido della notte.

Quando mi metto le mani tra i capelli mi accorgo di non averne, mi giro di scatto verso lo specchietto. Sono il mister. Cristo, sono il mister. La vista si annebbia e cado come una pera cotta. Non so come riesco ad arrivare a casa del mister. Non ci sono mai stato ma sembra logico saperci arrivare. Una casa a schiera con il tetto rosso, sulla finestra del primo piano sventola la bandiera della PACE bella scolorita.

Entro in casa, lascio le chiavi ed entro in cucina dove mi aspetta un piatto di pasta da scaldare il Tavernello bianco e una mela. Ho una fame assurda e ceno in 5 minuti. Mi assale una strana sensazione, quasi robotica. Mi muovo senza pensare e tutto sembra naturale, questa casa, mia moglie di sopra che guarda la TV in camera, Lucia che dorme. Ho solo una strano buco sulla pancia, un vuoto, una fame che non riesco a sfamare. Non ricordo granchè da quando sono uscito dal campo di calcio ma ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa, qualcosa di importante.

Decido di mettermi il pigiama e di buttarmi sulla poltrona; sul tavolino c’è la Quattroruote, TV Sorrisi e Canzoni e il quotidiano Libero.

Casa dolce casa. Mi addormento guardando il TG regionale. Il telefono squilla insistentemente e mi sveglio incazzato. Sul cellulare ho una decina di chiamate e una trentina di messaggi. “È morto il terzino, quello che correva un bel pò, porca miseria”. “Mister, è importante, prenda il telefono”. “È morto in un incidente stradale il numero 22, era strano ma quanto correva cazzo”. “Oddio che roba brutta”. E così via.

Povero ragazzo, non ci posso credere, che merda di mondo. Faccio la doccia, metto la tuta e il cappello di lana ed esco di casa. È freddo fuori, il sole si nasconde timido dietro la nebbia e dalla bocca esce il fumo del vapore, come i balloon di un fumetto. In tasca ho delle caramelle al lampone e sullo stomaco ho ancora la strana sensazione di ieri notte.

La sensazione che qualcosa vada storto, una specie di quinto senso e mezzo di Dylan Dog mi attanaglia le ossa. Salgo in auto e parto, non so bene dove devo andare.

Sono l’allenatore della squadra, un bastardo in campo, un padre di famiglia rispettato. Mi piace mia moglie, è bella, bionda e abbastanza intelligente. Guardiamo Grande Fratello insieme e ci piace la pizza (ortolana lei, Rossini io). Andiamo al mare sempre allo stesso stabilimento, c’è anche la piscina per Lucia e la domenica andiamo a pranzo da mamma, di solito fa la lasagna. Ho la BMW nuova nuova. Troppo bella, dai. Quindi, diciamo che tutto va bene, e allora? Cosa c’è che non va? Qualcosa è saltato.

Oddio, è morto il terzino e sembra che questa notizia non mi abbia colpito come in teoria avrebbe dovuto. Sì, è una cosa drammatica, ma non sento tristezza, è un pò come vedere le partite registrate, non sento nessuna emozione al rispetto, come se sapessi già il risultato, come se conoscessi la notizia. La brina copre il campo, la nebbia è ancora fitta e il sole si nasconde timidamente. Gli spogliatoi sono vuoti e una lumaca passeggia sul muro delle docce. La ghiaia dell’entrata è muta e il passero galleggia su di essa.

Si sente un rumore forte, una macchina che va a 120 km all’ora. La ghiaia inizia ad urlare quando le ruote della BMW entrano in contatto, il passero vola di scatto verso il cielo grigio e l’autovettura si schianta violentemente sugli spogliatoi.

Un cerchione vola alto e sfiora il passero, migliaia di sassolini di ghiaia si scagliano in aria come in un’esplosione e la BMW appare frantumata e incastrata tra docce, panche e mattonelle. La lumaca esce dal guscio e riprende la sua passeggiata mentre il fumo grigio dell’incidente si confonde con la nebbia che rimane.

La brina si scioglie lentamente e un raggio di sole da il benvenuto ad una nuova e meravigliosa giornata.

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