Holy Motors

Uno, nessuno e centomila.

Dichiarazione d’amore, metafora della condizione umana, simbologia del settimo arte, abbraccio romantico all’essere umano, critica della celerità nella vita sociale, puro nichilismo, gusto per l’estetica più fina, amore ai colori e al ritmo, voglia di divertirsi e di analizzare.

Holy Motors, tutto questo e molto di più.

L’ultimo film dello strano Leos Carax, trionfante ai festival di Cannes e Sitges, è una opera senza eguali, una strana e bellissima pellicola sul cinema e sulla vita, sull’amore e sulle leggi sociali, un’esercizio di riferimento, una costante dimostrazione di talento, ritmo e tecnica impeccabile.

Colori, odori, tessuti, suoni, atmosfere, ambientazioni, un insieme di tutto e di niente. Un film impressionante.

holy-motorsDenis Lavant (la sua interpretazione è semplicemente perfetta) è al bordo di una limousine, pronto ad interpretare, secondo il copione che trova al suo fianco, i personaggi che il film (la vita) richieda.

Dal banchiere padre di famiglia al vecchio moribondo, dal mostro di cimitero al sicario. Un personaggio o nove personaggi in un film che è mille film insieme che spiega una e mille storie alla volta.

Menzione speciale a una Eva Mendes splendida e una graziosa Kylie Minogue (grande il numero musicale).

Edith Scob è la dolce Virgilio di questo viaggio attraverso la vita e il mondo dell’interpretazione. Con una musica bellissima e una Parigi nascosta, il film è un’opera unica.

Un film che, proprio per la sua natura geniale, non otterrà reazioni intermedie, avrà tanti difensori come detrattori. Io ne sono rimasto affascinato.

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