Explosions in the Sky

Barcelona, 6-XI-2011

Un signore coi baffi mi apre la porta e con sguardo svogliato e severo al tempo stesso mi dice ‘prego da questa parte’. Io ancora affannato dalla corsa mi svesto e lo seguo attraverso il corridoio.

Vedo la sua figura anziana avanzare verso una porta di colore marrone. La apre e con un gesto stizzito del capo mi invita ad entrare.

Mi guardo in giro alla ricerca di un posto vuoto, il teatro è pieno. Ne scorgo uno angolato e non dubito a occuparlo.

Stasera suonano gli Explosion in the Sky e lo fanno in un vecchio e trasandato teatro del Poblenou, la sala è gremita di hipsters emoderni, tutto è molto strano e decisamente magico.

Il mio iPhone mi avvisa che Leo Messi ha segnato il goal del pareggio all’ultimo minuto in casa dell’Athletic Bilbao, bene, benissimo.

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Ora si che il concerto può finalmente iniziare. Il gruppo capitaneggiato da Munaf Rayani entra in scena, il leader (o meglio, portavoce), microfono in mano e chitarra alle spalle ci saluta in spagnolo e, come ormai tradizione, lascia partire l’ultima frase diventata leggenda: ‘Somos Explosiones en el Cielo de Texas’.

Lo spettacolo ha inizio.

Il concerto è un mix dei più grandi pezzi della band texana che, in poco più di dieci anni, sono diventati un punto saldo di riferimento nella scena del post-rock.

Le canzoni si susseguono una dietro all’altra senza pause o intermezzi e durante quasi due ore non smettono di suonare.

La pelle d’oca è attiva dal minuto 0 e con i continui saliscendi emozionali dei pezzi non perde forza neanche un secondo.

Il pubblico è assolutamente in delirio, dalla mia posizione privilegiata osservo come nella platea le teste non smettono di muoversi avanti e indietro e qualcheduno si azzarda in un ballo da seduto quasi epilettico.

Famosi per le loro performance dal vivo non deludono. Il loro stile catartico e al tempo stesso intimista ci lascia a tutti con la bocca aperta e i peli dritti.

Un spettacolo assolutamente indimenticabile.

Nell’ultimo minuto, un individuo sovreccitato si lancia in una corsa dall’ultima fila della platea fino a sotto il palcoscenico, con le braccia in alto e il viso in una smorfia di catarsi rabbiosa, ringrazia il gruppo con urla e scuotimento di membra.

Nemmeno io avrei potuto scegliere una forma migliore per ringraziarli.

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