1974. Cruyff and Roll

Qui sotto troverete un onesto e piccolo omaggio all’Olanda del 1974 e a quell’atmosfera cool che ancora oggi emana. Omaggio anche per l’amato e odiato Johann che, personalmente, adoro. La rockstar eterna che ha cambiato la storia del calcio. E ora, con tutti voi, l’Arancia Meccanica!!

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Nella stanza 215 l’ospite non riusciva a prendere sonno. L’emozione e l’adrenalina liberata poche ore prima lo mantenevano con gli occhi aperti e il rumore proveniente dal piano sottostante non lo aiutavano in assoluto. Nonostante tutto, Rinus Michels, nell’oscurità della sua suite, manteneva gli occhi sbarrati e un sorriso smagliante. La sua squadra era in finale. Il blu della maglia del Brasile e il bianco di quella dell’Olanda non facevano giustizia all’allegria che si respirava nell’aria minuti prima di cominciare l’incontro.

Sulle gradinate gli olandesi creavano un mare color arancione dove le bellissime olandesi illuminavano la città di Dortmund, la Germania Ovest ringraziava. Per ragioni ancora ignote le due squadre indossavano la seconda casacca non riuscendo, in nessun modo, a placare un’atmosfera vibrante. Dall’altra parte, la samba dei brasiliani si faceva sentire, una nuvola auriverde si alzava verso il cielo e cadeva sul campo a rinfrescare l’erba come una pioggia d’estate. L’arbitro Tschenscher era pronto a fischiare l’inizio della partita.

Gli Oranges sembravano delle vere e proprie rockstar, basette folte e capelli lunghi, sfacciati, giovani e con un unico obiettivo: divertirsi. I calci dei brasiliani non si fecero aspettare e quello che doveva essere un divertimento assoluto diventò una vera battaglia. Spintoni, strattoni, calci alle caviglie, tacchetti sulle cosce. I ragazzi di Michels che danzavano sul campo ogni tanto diventavano panzer anche loro per dare del suo ai nemici brasiliani.

La partita non fu altro che la prepotenza contro l’impotenza e questa volta l’arancio diventò il colore ufficiale del calcio. Capitan Cruyff danzò per oltre 90 minuti su quel campo di calcio, offrendo un gol all’amico Neeskens e segnando il definitivo 2-0 con un velocissimo tiro al volo che trafisse Leao. La sfera di cuoio attraversò la linea della porta. L’Olanda è in finale. Il rock si suona, ora, nei campi di calcio.

Prima furono le birre a riempire il suolo dell’albergo, come foglie morte di un vecchio salice si acquattavano ferme a creare una moquette dai riflessi dorati. I ragazzi ridevano come scatenati e le signorine sorridevano e bevevano champagne. Un fumo spesso come la nebbia di Jack lo Squartatore profumava la stanza all’aroma verde della speranza.

Quella notte nessuno dormiva. Nessuno tranne Rinus, l’uomo che cambiò la storia di una squadra, che con il suo calcio totale emanava un’aurea zen, dove i concetti dell’olistica e del bel giuoco si davano la mano. Le birre e la cenere asfaltavano ora la suite del capitano. Quel sorriso malizioso e anche un pò presuntuoso era degno di Lennon e compagnia. Johann era cosciente della trascendenza dei suoi gesti nel verde dell’erba e gli piaceva. Vero è che la finale non la vinse l’Olanda ma l’antagonista Germania Ovest di Gerd Muller.

Anche vero che l’Olanda che piaceva e innamorava non vinse mai una Coppa del Mondo. Ma quel sorriso su quel ragazzino magrolino che ogni tanto vestiva una maglia blaugrana e faceva impazzire la Catalogna, è rimasto nella storia. Simbolo del calcio moderno. Senza essere attaccante segnava tanti gol, senza essere un difensore non perdeva mai un contrasto e senza essere regista impostava il gioco da qualsiasi parte del campo. L’artefice e creatore del Barça storico e leggendario fu soprattutto un giocatore che regnava sovrano nel campo come un cantante sul palcoscenico, che faceva urlare i tifosi come le ragazzine che si tiravano dei capelli, che a braccia aperte, giù dal palcoscenico, si sarebbe buttato sulla folla a torso nudo.

L’Olandese Volante, il Profeta del Gol, la rockstar calcistica più grande di tutti i tempi.

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