Bcn Pulp

Sera. La città si prepara ad un’ennesima notte. Il rosso sangue che tinge il cielo e ogni piccolo angolo della città resiste ancora a cedere il posto al nero della notte.

A volo di uccello sembra quasi guardare una città ricoperta da una sottile ma intensa patina di sangue, una macchia secca e scura che non ha nessuna voglia di essere lavata e fatta sparire. Barcellona è rossa, rossa di sera.

I negozi cominciano a chiudere, uno dopo l’altro spengono luci e abbassano saracinesche; un coprifuoco mai stipulato sembra prendere vita e come formiche, in fila, sotto terra, gli onesti cittadini si dirigono verso la loro tana.

Chiudersi dentro, cibo precucinato, tv scacciapensieri e Dormidina per poter entrare (almeno per qualche ora) nell’onirico mondo dove tutto è possibile, persino la luce.

Il sole se ne va definitivamente e il buio prende il sopravvento. Sembra che qualcuno, con molta cura, stia lasciando colare una pece nera e spessa su tutta la metropoli. La città apre le gambe e, rassegnata, si lascia violentare come ogni notte, il buio penetra, lento ma inesorabile.

La visuale si sposta e lentamente si avvicina al quartiere del Raval, dove le stradine sembrano non portare a nessuna parte, un labirinto di storie, dove personaggi loschi e occhi nel buio sembrano aspettare il loro momento da un’eternità.

Scrittori maledetti o semplici alcolizzati; donne libertine o semplici sgualdrine; suonatori vagabondi o semplici perdenti; qui non c’è spazio per il falso glamour della maledizione fasulla, qui la realtà regna sovrana; benvenuti al Raval, il magico regno dei perdenti.

Nelle stradine semivuote echeggiano i passi di Juan che con le mani in tasca, la testa china e la sigaretta in bocca cammina lentamente senza una meta fissa.

Un macellaio marocchino che ancora non ha chiuso bottega, pulisce il suo negozio, il sangue cola fuori, sulla strada e si mescola all’acqua sporca che lentamente cola giù, verso le fogne della città.

Ma stasera, il macellaio, ha voglia di scherzare e ridere un pochino. Vede una figura snella vestita di nero che con la sigaretta in bocca sembra fare un po’ troppo il gradasso, vuole ridere.

Prende il truculento secchio colmo di viscere e giusto mentre passa Juan glielo getta ai piedi. Le gocce arrivano un ad una a macchiare scarpe e pantaloni fino alle ginocchia.

La visuale ora si allarga e dal piede arriva fino alla faccia del macellaio che, sporca di sangue e di rogna si contorce in una odiosa smorfia di divertimento, un mano passa sotto il naso ad asciugare qualche moccio caduto durante la convulsa risata, in “slow motion” vediamo che chiude gli occhi, la bocca, si prepara la saliva e di scatto a velocità normale sputa verso il secchio gettato a terra.

Juan, immobile, si guarda le scarpe. Senza alzare lo sguardo fa l’ultimo tiro alla sua sigaretta, sputa tutto il fumo verso il basso e, finalmente, alza la testa, si gira verso il macellaio e sorride.

Senza proferire parola il caro vecchio Juan sfila qualcosa dalla tasca, qualcosa di appuntito e che nel buio della notte sembra scintillare come una stella cometa.

In un rapido movimento si colloca faccia a faccia con lo sciagurato macellaio che ancora non ha avuto il tempo di capire cosa sta succedendo, il macellaio è lento, grasso e veramente stupido.

Un velocissimo gesto con il braccio destro , ripetuto almeno 10 volte, fa affondare la lama all’altezza del fegato.

Nessuno si accorge di niente, il macellaio non ha nemmeno il tempo di urlare, gli occhi e la faccia ancora ridono divertiti.

Quando Juan gira l’angolo, con la faccia inespressiva come sempre, il corpo grasso e ormai inerte dello sfrontato venditore cade a terra.

Un lago di sangue cresce senza sosta e un fiume rosso di sera cola giù nella fogna. Barcellona reclama il suo ennesimo sacrificio.

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