Amour

La storia di una fine

L’amore. Che cos’è l’amore? Cosa significa amare? Cosa si è capaci di fare in suo nome? L’amore, l’eterno dilemma dell’umanità, si muove tra desideri e realtà, tra sogni di eterna esistenza e l’arrivo della fine.

L’austriaco Michael Haneke, nel suo ultimo film Amour, ci regala un viaggio triste e commovente attraverso l’analisi del sentimento più famoso dell’umanità. Vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2012, il film è un gelido inno alle relazioni e la terribile storia di una fine.

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Il regista di film così tremendi come Funny Games, La Pianista e Das Weisse Band si sommerge nel ritratto di una storia romantica, qualcosa di inedito nella sua filmografia. Però non facciamoci prendere in contropiede, il film non è una delicata storia d’amore ne un dramma romantico, è un dipinto spigoloso e a tratti agghiacciante della fine.

La fine di una vita intera di amore, la fine di eterne conversazioni intellettuali, la fine di lunghe sonate di pianoforte, la fine della ragione e l’inizio dell’inevitabile declivio personale.

Un film duro, made in Haneke, che ci colpisce dritto dritto dove fa più male. Senza musica e interamente girato in un bellissimo ma decadente appartamento parigino. Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva danno una lezione di interpretazione nei rispettivi ruoli di marito e moglie, innamorati fino al midollo, protagonisti assoluti della storia.

I gesti e le espressioni del grande Trintignant sono da incorniciare, un suo sguardo riesce a provocare un nodo allo stomaco e gli occhi puliti ed immacolati di Emmanuelle Riva, persi tra i meandri della malattia, sembrano chiedere aiuto senza proferire parola.

Insomma, due enormi attori al servizio di uno dei migliori cineasti di tutti i tempi.

Non so se consigliarlo a tutti; credo sia di obbligata visione ma riconosco che è uno dei film più spietati del regista proprio per la sua storia così quotidiana e domestica nella quale tutti possiamo specchiarci.

Fa paura e fa anche molta tenerezza. Una bellissima ed intimista pellicola che pietrifica allo spettatore lasciandolo senza parole.

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